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Come gia in post precedenti “Mi
trasferisco a vivere a Kinshasa” e
“Il mezzo
per viaggiare” vi ho proposto dei brevi racconti su mie esperienze di
trasferimenti andando a vivere in altri
paesi, sono solo qualche pennellata senza nessuna pretesa. Anche in questo caso
vi parlo del viaggio e del primissimo contatto col paese dove stavo iniziando a
vivere. In questo post sono in viaggio per il Burundi.
Una Organizzazione non Governativa specializzata negli interventi
d'aiuto per le urgenze umanitarie mi avevano assunto come rappresentante
residente capo missione in Burundi.
In quel piccolo Paese africano devastato da lungo tempo dalla
guerra civile la Ong attuava da anni con diversificati interventi d'aiuto:
progetti nel settore dell'edilizia pubblica, gestione di campi rifugiati,
sostegno alimentare, educazione, sanità...
Ritornavo a vivere all’estero, andavo a vivere in Africa, questa
volta mi trasferivo in Burundi! Abitare in Africa mi eccitava!
L'aereo per Bujumbura, la capitale burundese, fa un lungo
scalo di diverse ore ad Addis Abeba, proprio come mi era capitato tempo prima quando stavo andando a
vivere in Congo (leggete il post “Mi
trasferisco a vivere a Kinshasa”)
il tragitto è praticamente
lo stesso, solo che per il Burundi si scende la fermata prima.
Ormai conoscevo le caratteristiche del viaggio, la grande sala
d'attesa di Addis Abeba, che birra si beveva lì, lo
sgabello migliore al balcone bar per avere una buona visione della variopinta
popolazione africana, non c'era molto altro da fare per far passare le ore.
Il signore seduto di fianco a me sembrava italiano, due frasi di
convenienza ed iniziammo a conversare. Alfredo era di Napoli e si recava anche
lui a Bujumbura, doveva occuparsi di un grande hotel che aveva acquistato anni
prima e che non aveva potuto inaugurare a causa della guerra civile.
L'edificio abbandonato era stato depredato di tutto.
Ora che il paese sembrava si stesse incamminando verso una riappacificazione
delle parti in conflitto Alfredo vi si recava per sondare la possibilità di
ristrutturare il suo hotel e finalmente metterlo in funzione (ci riuscì e
attualmente funziona a meraviglia, il miglior hotel del Burundi).
Simpatico e cordiale come spesso sono i napoletani era un piacevole
compagno di attesa, prima di salire sull'aereo ci scambiammo i rispettivi
numeri di telefono proponendoci di rincontrarci sicuramente a Bujumbura.
Arrivammo finalmente in Burundi dopo molte altre ore di viaggio,
gli ultimi minuti di volo l'aereo sorvolò alte verdi colline prima d'arrivare
alle loro propaggini dove sorge Bujumbura situata sull'estrema punta nord del
lunghissimo lago Tanganica (corre da nord a sud per 800 km., è il più lungo del
mondo).
Ero piacevolmente ed intensamente emozionato come sempre mi accade
quando vado a vivere all’estero, mi trasferisco in un nuovo paese, un misto di
curiosità ed aspettative, il senso di stare per affrontare una nuova vita e
scoprire un nuovo mondo, chissà che luogo era quel piccolo paese nel centro
dell'Africa, che persone vi avrei incontrato, chissà cosa mi aspettava, ero
felice ed elettrizzato. Sapevo teoricamente dei problemi e difficoltà che avrei
incontrato (principalmente causati dalla guerra) in quel piccolo paese nel
centro dell’Africa (ero li per cercare di alleviarle almeno in parte), ma
allora non sapevo quanto mi ci sarei affezionato.
Viaggiava con me Massimo, il mio omologo che stavo andando a
sostituire. Non ne parlo molto, non mi piaceva ed avevo ragione, era uno vero stronzo,
naso ed anima arcigni come un'arpia, scoprii dopo che faceva molte brutte cose.
Bujumbura non è una grande capitale, ha circa 500.000 abitanti, era
in guerra e non aveva certo un grande movimento aereo, l'aeroporto era
piccolino, tranquillo e tranquillizzante, l'opposto del caos di quello di
Kinshasa (Mi
trasferisco a vivere a Kinshasa)
Dopo le pratiche doganali brevi e facili grazie ai tesserini
ufficiali che ci identificavano come membri di una Ong internazionale fummo
accolti da Samir il nostro logista e da uno degli autisti, poi ci dirigemmo
verso il centro. L'aeroporto è abbastanza distante dalla città ma c'è poco traffico,
ci si mette solo una quindicina di minuti, si oltrepassa una rotonda con al
centro un fantastico immenso albero, forse un baobab e dopo poco si è già
arrivati.